Molte persone arrivano al primo colloquio psicologico con una domanda semplice: “Cosa devo dire?”. La risposta è più rassicurante di quanto si pensi: non serve preparare un discorso perfetto. Basta partire da ciò che sta creando disagio, anche se sembra confuso.
Non serve avere già una diagnosi
Una persona può chiedere un colloquio perché si sente ansiosa, triste, bloccata, stressata, arrabbiata, indecisa o semplicemente stanca di funzionare sempre in emergenza. Non è necessario sapere già “che problema ho”. Il primo incontro serve proprio a dare una prima forma alla richiesta.
Cosa può essere utile raccontare
Può essere utile dire da quanto tempo si vive il disagio, in quali momenti peggiora, che cosa è già stato provato, quali conseguenze ci sono su lavoro, famiglia, sonno o relazioni, e cosa si vorrebbe cambiare. Anche dire “non lo so” è un’informazione importante.
Falsi miti da lasciare fuori dalla porta
Non bisogna essere “matti” per andare dallo psicologo. Non bisogna vergognarsi se ci si commuove. Non bisogna dimostrare nulla. Il colloquio non è un interrogatorio e non è un giudizio morale. È uno spazio professionale, riservato e orientato alla comprensione.
Il primo passo conta
Prenotare un colloquio può fare paura, ma spesso è anche un sollievo. Significa smettere di rimandare e iniziare a prendersi cura di una parte di sé che chiede ascolto.
Vuoi parlarne con uno psicologo?
Il primo passo non è avere già tutte le risposte, ma trovare uno spazio serio in cui iniziare a mettere ordine. Il Dott. Antonio Pellitteri riceve a Imperia e online.
Nota: questo articolo ha finalità divulgativa e non sostituisce una valutazione psicologica individuale.
Bibliografia essenziale
- World Health Organization, Mental health - overview
- Ministero della Salute, Che cos'è la salute mentale
- Istituto Superiore di Sanità, Salute mentale
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